Preludio - Carla Madeira
- Marta Giambelli

- Dec 1, 2025
- 3 min read
Updated: 5 days ago

quando un libro ti fa aprire cassetti che non sapevi di avere(O FORSE SI)
C'è qualcosa di potente nei libri che non ti lasciano andare.
Quelli che leggi prima di dormire e poi rimani sveglia a fissare il soffitto.
Preludio di Carla Madeira è esattamente questo tipo di libro.
Non è solo una storia. È uno specchio. Uno di quelli che non ti mostrano solo la superficie, ma tutto quello che c'è sotto. Le crepe. Le ombre. I pezzi che preferiresti non guardare.
Di cosa parla (senza rovinartelo)
La storia ruota attorno a due gemelli, Caim e Abel, cresciuti nella stessa famiglia ma destinati a percorsi opposti.
Caim è brillante, carismatico, di successo. Abel è introverso, timido, quello che fallisce in tutto: nel lavoro, nel matrimonio con Vedina, persino come padre.
Ma non è una storia di "buoni e cattivi". È la storia di una famiglia disfunzionale, dove l'amore è tanto un dono quanto una condanna. Dove le aspettative schiacciano. Dove i segreti pesano più delle parole. Dove Custódia, la madre, lotta disperatamente per proteggere i suoi figli da un destino che sembra già scritto.
Ma più che la trama in sé, è il come viene raccontata a fare la differenza.
Perché mentre leggi di Caim e Abel, inevitabilmente pensi a te. Alla tua famiglia. Alle tue dinamiche. A tutto quello che ti hanno detto di essere, di dover essere o di non poter mai diventare.
L'ambiente in cui cresciamo: un confine o una prigione?
Una delle riflessioni che questo libro mi ha lasciato addosso è proprio questa:
quanto l'ambiente in cui cresciamo definisce chi diventiamo?
Quanto il modo in cui ci guardano gli altri - i genitori, i fratelli, la famiglia, la società - diventa poi il modo in cui ci guardiamo noi?
Caim e Abel nascono dentro aspettative precise. Non scelte da loro, ma ereditate. E quelle aspettative diventano una gabbia invisibile, un copione da seguire, una narrazione già scritta in cui possono solo recitare la loro parte.
Uno destinato al successo. L'altro al fallimento. Come se tutto fosse deciso prima ancora che iniziassero a vivere.
E mi sono chiesta: quante volte anche noi ci portiamo dietro lo sguardo degli altri come se fosse una verità?
Quante volte ci diciamo "non sono capace" perché qualcuno, una volta, ce l'ha fatto credere?
Quante volte rinunciamo a qualcosa - un sogno, un cambiamento, persino un allenamento - perché abbiamo interiorizzato un giudizio che non era nemmeno nostro?
L'ambiente in cui cresciamo non è neutro.
Ci forma, ci plasma, ci condiziona. A volte in modo positivo, altre volte in modo devastante.
Ma la cosa importante è prenderne consapevolezza. Perché solo quando capisci da dove viene quella voce nella tua testa - quella che ti dice "non fa per te", "non sei abbastanza", "chi ti credi di essere" - puoi decidere se continuare ad ascoltarla o no.
Bene e male: e se non fosse così semplice?
L'altro grande tema che mi ha scossa è il concetto di bene e male.
Siamo abituati a pensare che esistano persone buone e persone cattive. Scelte giuste e scelte sbagliate. Bianco o nero. Ma Preludio ti costringe a guardare il grigio. Ti costringe a chiederti:
e se il "male" non fosse una natura, ma una conseguenza?
E se le persone che ci sembrano cattive fossero semplicemente persone ferite, schiacciate, cresciute in ambienti che non hanno lasciato loro altra via d'uscita?
Non sto dicendo che tutto vada giustificato. Ma questo libro mi ha fatto vedere il "male" da un altro punto di vista. Un punto di vista più umano. E questo cambiamento di prospettiva, per me, vale oro. Perché se riusciamo a guardare gli altri con più complessità, forse riusciamo a guardare anche noi stessi con più compassione. A smettere di giudicarci in modo così binario.
A capire che non siamo "brave" o "cattive", "forti" o "deboli". Siamo persone. Con ferite, contraddizioni, fragilità e, sì, anche con una forza che a volte dimentichiamo di avere.
Un invito a perdersi per ritrovarsi
Ecco cosa mi ha lasciato Preludio: un invito a mettere tutto in discussione.
A non dare nulla per scontato. A guardarmi - e guardare gli altri - con più complessità, più umanità, più compassione. A capire che non sono solo il risultato di ciò che mi è successo, ma anche delle scelte che posso ancora fare.
E che a volte, per ritrovarsi davvero, bisogna avere il coraggio di perdersi un po'.
Di scardinare le certezze. Di aprire quei cassetti chiusi da anni.
Di guardare dentro, anche se fa paura.
Perché solo così possiamo ricostruirci. Non come ci hanno detto di essere.
Ma come davvero siamo.
🌱



Comments